Fondazione Ananke

"...Io e mia sorella non siamo mai stati i fratelli che si confidano le cose, non abbiamo mai avuto un dialogo costante,
non per mancanza d’amore ma perché caratterialmente siamo entrambi riservati e tra di noi il rapporto è questo, pur essendoci
un forte legame affettivo. Ancora adesso a volte ho paura di perdere mia sorella..."

Sono Emanuele il fratello di Noemi. Cosa sia accaduto a mia sorella ancora non lo comprendo, Noemi è ricaduta nell’anoressia dopo un periodo in cui sembrava che almeno la parte relativa al disturbo alimentare fosse risolta: ma evidentemente era stata solo un’illusione. 

Io conoscevo i disturbi alimentari come li può conoscere la maggior parte delle persone, non avevo mai incontrato nessuno che avesse questi problemi. La cosa che ancora oggi mi stupisce e che quando ti accorgi che una persona ne soffre in un certo senso è troppo tardi, anche se questa definizione non è corretta. Quello che intendo è che non riesci a riconoscere immediatamente il sintomo, non riesci a prevederla per tempo e non riesci ad evitare che accada e così è stato anche per mia sorella. 

A me dispiace per Noemi perché, non che sia colpa sua chiaramente, ma con questa malattia si sta giocando il Tempo, le tante esperienze della vita che per forza di cose non riesce a vivere. Sta perdendo un pezzo importante della vita.

Quando è arrivata la malattia ho provato più che altro un grande senso di frustrazione. Io non sapevo quale fosse la causa ma mia sorella ha avuto pochissime interazioni sociali e quello che io pensavo di poter fare per poterle dare una mano era coinvolgerla in quello che facevo io con i miei amici, con i quali ero certo che potesse andar d’accordo; ma dopo una lunga serie di “no, non mi va, non vengo” ho smesso di chiederglielo.

Sicuramente questa è una malattia invalidante soprattutto nelle relazioni e ho quasi la sensazione che lei non abbia la volontà per uscirne e io onestamente non so cosa fare, come comportarmi. Ritengo che solo lei possa trovare la strada per uscirne, non posso essere io o qualcun altro ad indicargliela.

Io e mia sorella non siamo mai stati i fratelli che si confidano le cose, non abbiamo mai avuto un dialogo costante, non per mancanza d’amore ma perché caratterialmente siamo entrambi riservati e tra di noi il rapporto è questo, pur essendoci un forte legame affettivo. Ancora adesso a volte ho paura di perdere mia sorella, mi capita di pensarci ma in questo momento io penso che lei voglia essere aiutata, credo che abbia voglia di vivere, e questo mi fa stare più tranquillo.

Io vivo ancora in famiglia e questa sofferenza di mia sorella l’ho vissuta e la vivo quotidianamente, anche se in misura minore rispetto a mia madre che la segue costantemente. Sono convinto che Noemi alla fine riuscirà ad uscirne e spero che impieghi il minor tempo possibile, perché nel momento in cui è stata meglio è andata a Torino per frequentare l’Università e si è staccata un po’ da noi. In quel periodo ho pensato che la cosa fosse risolta, o quasi, e speravo che si facesse le sue esperienze. 

La cosa che mi rattrista è che abbia avuto questa ricaduta e in cuor mio spero che duri il minor tempo possibile. So che bisogna mettere in conto che non sia una questione di qualche mese, però spero per lei che riesca ad uscirne prima possibile. Guardando la cosa da un punto vista prettamente pragmatico dico che per lei il Tempo si è fermato, Noemi non ha mai avuto esperienze lavorative, non ha mai avuto esperienze relazionali e anche amicizie vere e arrivarci a trent’anni diventa un po’ complicato. 

Uscire da questa situazione a 29 anni e dover entrare nel mondo del lavoro senza avere esperienza, inevitabilmente avrà degli strascichi tosti, difficili e questa cosa un po’ mi preoccupa.

Come figlio e come fratello essendo adulto non mi sono sentito escluso per via della malattia, anzi ritengo che sia giusto che mia madre dedichi tempo a Noemi che in questo momento ne ha bisogno e non perché io voglia rimanerne fuori, semplicemente perché penso sia giusto. Qualche tempo fa avrei detto che non era così importante fare prevenzione nelle scuole riguardo a questa tematica, ora ti dico che è fondamentale perché tutti conoscono queste patologie solo per “sentito dire” ma quasi nessuno le conosce realmente e purtroppo sono subdole e difficili da riconoscere.  È molto brutto da dire, ma non posso sostenere che la malattia di mia sorella mi abbia insegnato qualcosa perché in fondo non la comprendo, fatico a concepire questo suo modo di ragionare e forse egoisticamente non voglio farmi coinvolgere in queste dinamiche.

A mia sorella però vorrei dire di non arrendersi a questa malattia, perché tutti quanti meritano di arrivare da qualche parte e di essere felici: e allora perché non lei? Che deve solo trovare la forza in sé stessa per raggiungerla questa felicità.