"La malattia di mia figlia ha messo a nudo le nostre anime perché nella vita e le sofferenze ti fanno crescere e ti danno una forza inaspettata, Se Sofia fosse qui ora le direi che è il mio respiro, il mio tutto."
Sono Daniele ho 44 anni e sono il papà di Sofia attualmente ricoverata a Villa Miralago per anoressia nervosa. Il Disturbo alimentare di Sofia per la nostra famiglia è stato come un uragano, abbiamo fatto molta fatica ad accettarlo.
È stato anche molto difficile comprendere cosa stava accadendo; abbiamo iniziato a percepire qualcosa all’inizio di gennaio del 2021. Sofia si isolava e abbiamo cominciato a preoccuparci. Sofia ha iniziato a fare ginnastica a livello agonistico dall’età di 5 anni, è sempre stata una ragazzina solare, timida e riservata, non ha mai manifestato momenti di disagio o di tristezza.
Sorrideva sempre a tutti e quindi la sua tristezza mi ha preoccupato, Sofia è una ragazza molto sensibile, ha il mio stesso carattere, in ogni cosa ci mettiamo il cuore.
Forse si è trovata in una situazione di particolare fragilità e, per via della sua grande sensibilità, si è rifugiata nel disturbo alimentare. Non lo so e forse non lo saprò mai, spesso nella vita si crolla per eccesso di sensibilità, soprattutto di questi tempi.
Siamo fiduciosi nel percorso di cura che Sofia sta affrontando a Villa Miralago, perché il periodo antecedente al ricovero, per noi e per lei, è stato pesantissimo.
Dopo mesi interminabili di pianti ho compreso che qualcosa non andava, abbiamo dormito due giorni vicini e infine è riuscita a dirmi che soffriva di un disturbo alimentare e aveva tanta paura a raccontarlo alla mamma e alla sorella. Però mi ha detto che insieme ce l’avremmo fatta e questa frase non la dimenticherò mai.
Di fronte alla malattia di Sofia ci siamo sentiti soli e impotenti, non sapevamo cosa fosse il Disturbo del comportamento alimentare. Mia moglie inizialmente ha avuto un atteggiamento di rifiuto e ci sono stati ripetuti litigi.
All’inizio non ho avuto paura ma mi sono sentito inutile, non ero all’altezza, perché Sofia piangeva parecchie ore durante il giorno appoggiata al mio petto e io non potevo fare nulla. Abbiamo interpellato una serie di specialisti, psicologi, psichiatri e nutrizionisti. Non dormivo più, né di giorno né di notte per trovare una soluzione, per poterla inserire in una struttura o in un contesto dove potessero aiutarla, perché noi ci sentivamo inadeguati di fronte a tutto questo. Fino al 17 aprile, tra un controllo e l’altro Sofia mangiava ancora, seguendo però una dieta di 900 kilocalorie.
Ha continuato a fare ginnastica fino al 15 di maggio, ha partecipato persino ad una gara, durante la quale ho provato molta paura perché non sapevo dove trovasse l’energia.
Dopo tutto l’iter dei primi controlli il nutrizionista le ha dato una dieta che lei non ha mai intrapreso, e nel giro di tre, quattro giorni ha iniziato a rifiutare tutto il cibo. Passavo le ore seduto a tavola accanto a lei per convincerla a mangiare, anche poco, almeno per sopravvivere. In seguito ad un crollo totale, è stata ricoverata d’urgenza in ospedale perché aveva una frequenza cardiaca bassissima.
È rimasta più di un mese in pediatria nell’ospedale vicino a casa nostra, ma non vedevamo alcun risultato, Sofia era in un limbo, completamente angosciata, lì non c’erano gli strumenti per aiutarla. Fortunatamente è stata accettata la richiesta di ricovero a Villa Miralago, dove viene nutrita col sondino naso gastrico. Abbiamo desiderato molto le nostre figlie, le consideriamo un miracolo. Sono nate dopo molte sofferenze, grazie ad un’inseminazione artificiale.
Mia moglie ha avuto una gravidanza difficile, costretta a riposo per sette mesi col cerchiaggio, per evitare un aborto. Inizialmente i bambini erano tre, uno non ce l’ha fatta, dal terzo mese mia moglie ha dovuto tenere in grembo un bimbo senza vita, fino al termine della gravidanza. La nascita delle nostre bambine è stato per noi il momento più felice della nostra vita. Per me la mia famiglia è tutto, considero mia moglie la mia compagna di vita fin dal primo giorno che l’ho incontrata, e il nostro matrimonio è stato il coronamento di un sogno.
La malattia di mia figlia ha messo a nudo le nostre anime perché nella vita le sofferenze ti fanno crescere e ti danno una forza inaspettata, che non pensavi di possedere quando vivevi la tua routine quotidiana, preso dal mondo circostante, dal lavoro e da tutto il resto. Penso che questa malattia ti insegni anche qualcosa. Sofia e Gloria non hanno mai avuto un castigo da parte nostra, sono due figlie splendide, non hanno mai fatto capricci, sono educate e sensibili e mi sono chiesto perché fosse successo proprio a Sofia, non me l’aspettavo.
Questa malattia mi ha completamente cambiato la vita, ho dovuto trovare la forza di staccarmi da Sofia. In qualunque cosa faccio ci metto e ci metterò sempre il sentimento, ma mi sono reso conto che soffro di eccesso d’amore. Molte ragazze che soffrono di disturbo alimentare hanno fame d’amore, ma nel mio caso mi rendo conto che l’amore che si dà ad un figlio bisogna calibrarlo in queste fasi così delicate, perché il troppo amore può alimentare la malattia.
Io ho dovuto fare un passo indietro, mi sono fatto violenza, ho pianto di nascosto per un mese e mezzo giorno e notte, non poter dire a mia figlia “mi manchi” è stato durissimo. Quando Sofia era in ospedale ci alternavamo io e la mamma, ci sono stati momenti di conflitto dettati dalla malattia che mi hanno devastato, una volta Sofia mi ha anche cacciato via dall’ospedale perché quando si sta così male si vede solo il lato buio della vita.
Mia figlia mi diceva che c’era una voce dentro di lei che non le permetteva di ragionare, non si sentiva se stessa, non si riconosceva, poi nei momenti di lucidità continuava a scusarsi per quello che ci diceva. Oggi riesco a comprendere la fatica che stanno affrontando mia figlia e tutte le ragazze, perché ho capito cosa significa soffrire di un disturbo alimentare. E’ un percorso lungo e faticoso e noi dobbiamo stare al loro fianco trasmettendo il nostro amore giorno dopo giorno, dobbiamo essere fiduciosi che un giorno tornino a splendere le stelle che erano prima.
Intorno a questa malattia c’è molta ignoranza, la gente non la conosce, le persone ti chiedono se tua figlia sta meglio e se ha messo peso, anche se il peso non significa nulla, il peso è un numero. La ragazza esce dalla malattia quando sboccia, quando sorride, quando sta bene e riesce a cacciare via il mostro, non solo quando aumenta di peso.
Spesso ti chiedi il perché, ma i fattori possono essere molti: un abbraccio mancato, un’amicizia non corrisposta possono scatenare mille cose. Mia figlia ha appena compiuto 16 anni, è un’adolescente e un genitore si trova di fronte a tante difficoltà, si chiede perché accadono queste cose e non riesce a farsene una ragione. Le nostre ragazze devono crearsi una corazza e questa malattia diventa per assurdo una scuola di vita. Quando l’abbiamo accompagnata a Villa Miralago le ho detto “hai deciso di andare a vivere da sola a 16 anni?”, è stato devastante per me.
Se Sofia fosse qui ora le direi che è il mio respiro, il mio tutto.