"Ti chiedi soltanto quando e se finirà quell’incubo, ti chiedi se finirà con la sua morte o con la sua rinascita
e questa è l’unica cosa che speri. Vorresti che finisse tutto il più in fretta possibile."
Mi chiamo Ennio, sono il papà di Giulia una ragazzina di 14 anni che soffre di anoressia nervosa dal settembre 2020 e vorrei testimoniare la mia storia in relazione a questa tremenda malattia. È accaduto quello che non ti aspetteresti mai, ho ancora impresso nella mente una giornata di settembre assieme a mia figlia prima che venisse ricoverata a Niguarda dove penso di aver pianto come non ho mai pianto in vita mia. Ero seduto per terra nella camera di mia figlia, avevo Giulia sulle mie gambe e piangevo senza riuscire a fermarmi, singhiozzavo come un bambino.
Avevo timore a farmi vedere da lei in quello stato, ma non riuscivo a smettere, a fermarmi.
Ora sono un po’ più tranquillo, ma questa malattia è una cosa che non riesci a comprendere, ad accettare. Io ne ho passate tante nella mia vita, ho avuto anch’io le mie esperienze ma quando succede ai tuoi figli ti devasta, ti mette in ginocchio, vorresti che queste cose non accadessero mai.
L’abbiamo scoperto di punto in bianco lo scorso anno, subito dopo le vacanze estive, ci siamo accorti che non mangiava più, beveva veramente poco e di conseguenza continuava a perdere peso.
All’inizio cercavamo di insistere con lei sul fatto che doveva mangiare perché queste malattie non le conosci e quindi non sai neppure come comportarti. Poi abbiamo scoperto tramite la psicologa che la stava seguendo che soffriva di anoressia.
Non vedendo miglioramenti e non sapendo cosa fare io e mia moglie abbiamo pensato di portarla all’ospedale Niguarda, ma più con l’intento di farla reagire, quasi una sorta di sfida come a farle capire “guarda che se vai avanti così finisci in ospedale” senza però avere consapevolezza della gravità della situazione. Giulia invece è stata ricoverata d’urgenza e solo in quel momento ci siamo resi conto della gravità, senza capire a fondo ciò avremmo dovuto affrontare.
Ti trovi catapultato in un mondo che non conosci, quello dell’anoressia, e ti trovi disorientato perché non sai come devi muoverti, cosa fare, cosa dire. Ti chiedi soltanto quando e se finirà quell’incubo, ti chiedi se finirà con la sua morte o con la sua rinascita e questa è l’unica cosa che speri. Vorresti che finisse tutto il più in fretta possibile.
In quel periodo ho avuto paura di perdere Giulia, mia moglie sta soffrendo ancora terribilmente, io ora sono un poco più sereno perché so che è in buone mani, seguita da persone competenti che conoscono questa malattia.
Riesco a vedere anche i suoi piccoli progressi. Sai, quando vedi tua figlia che arriva a pesare 36 chili è terribile, come quando l’abbracci ma quell’ abbraccio non lo percepisci perché senti solo le ossa e provi un dolore immenso. Quando la vedi piano piano sparire senza capirne la ragione, cominci a farti domande, a chiederti dove hai sbagliato e cerchi di capire quali sono stati gli errori che hai commesso.
Ti guardi dentro e fai un bilancio: sei stato un padre presente, accogliente, aperto al dialogo? Quando parlo con gli amici spesso sorridendo dico che ho cambiato più pannolini io che mia moglie e questo è difficile sentirlo dire da un padre, penso che mio padre non abbia mai cambiato un pannolino neppure ai miei fratelli.
E in tutto questo pensare non riesci a trovare l’errore, la causa e neppure un motivo valido che possa giustificare ciò che sta accadendo. Sicuramente qualche errore c’è stato ma tu non riesci ad individuarlo.
La sensazione più forte he provi di fronte a questa malattia è la paura, sei terrorizzato perché non riesci a vedere una luce per tua figlia e poi c’è l’impotenza di non sapere cosa fare per aiutarla. Io da giovane ho avuto delle esperienze con la droga ma un drogato lo puoi fermare, lo prendi e nella situazione peggiore lo puoi legare per non farlo drogare, ma con una ragazzina che soffre di anoressia, che rifiuta il cibo cosa fai? non la puoi ingozzare.
Poi la droga non serve per vivere ma il cibo è ciò che ti tiene in vita e allora capisci di essere di fronte ad una malattia terribile. Io inizialmente ho fatto molta fatica ad accettare la malattia della mia Giulia, non perché non la volessi accettare ma perché non riuscivo a spiegarmelo, non ne comprendevo la ragione.
E questo non ha nulla a che vedere con il giudizio degli altri, che comunque esiste, ma dopo le mie esperienze di vita ciò che pensano gli altri per me non ha importanza alcuna. A volte mi sono chiesto perché, con tutti i ragazzi e le ragazze che ci sono, tutto questo è successo proprio a mia figlia, perché a te, quando ne hai già passate tante. Sai, se nella vita ti è sempre andato tutto bene, non hai mai avuto problemi allora questa cosa ci può stare, tiri indietro le maniche e vai avanti ma per me è diverso e allora fai veramente fatica ad accettare.
E finché non te la ricoverano e ti dicono che tua figlia sta per morire, tu non riesci
a capire quello che sta succedendo realmente, sovente a quell’età attribuisci erroneamente dei comportamenti all’adolescenza, alla lite con il fidanzatino,
al diverbio con l’amica, a qualche antipatia a scuola, agli ormoni.
All’inizio con capisci le dinamiche della malattia e ti comporti unicamente da genitore, da genitore ignorante rispetto al problema, ti impunti per farla mangiare.
Ricordo il giorno che l’ho portata a Niguarda, io dovevo accompagnare suo fratello Davide a Milano a comprare delle scarpe e lei voleva venire con noi e io le ho detto “se vuoi venire con noi mangi la bistecca altrimenti non vieni”.
Lei si è seduta a tavola, davanti a questa bistecchina che alla fine non è riuscita a mangiare e io mi sono arrabbiato moltissimo e le ho detto “ora ti vesti, prepari la tua borsa che ti porto in ospedale” era quella sfida nei suoi confronti di cui parlavo prima.
Durante la malattia io non riuscivo più a riconoscere mia figlia, aveva eretto un muro tra noi, ma anche in quel caso io credevo fosse una cosa normale nel periodo adolescenziale, quasi tutti i ragazzini in quel periodo lo fanno e tu puoi essere il genitore migliore del mondo ma non riuscirai mai a capire cosa passa nella testa di un ragazzino. È tutto molto difficile e in questi momenti capisci l’importanza di avere un rapporto sincero e bello con i tuoi figli.
La cosa che mi spaventa maggiormente in questo momento è che per seguire Giulia stiamo trascurando un poco Davide e bisogna fare attenzione perché queste cose possono capitare a tutti. Non c’è solo l’alcol, solo la droga, ci sono anche l’anoressia e la bulimia. Perché anche i disturbi alimentari sono delle dipendenze e forse ancora più forti perché di alcol e droga ne puoi fare a meno ma di cibo no.
Questa malattia ti insegna che c’è tanto da fare anche al di fuori della tua famiglia, perché in fondo siamo tutti una famiglia perché quello che provo io lo provi anche tu e lo possono provare tantissime persone ed è importante darsi una mano, sostenersi. Sicuramente è importante pensare alla propria famiglia ma anche al di là di quello che è semplicemente il tuo nucleo familiare, riuscire magari a salvare qualcun altro.
Indubbiamente questa malattia mi fatto cambiare prospettiva nei confronti della vita, le mie priorità sono sempre state i miei figli ma forse sta cambiando il modo di rapportarmi con loro e mi rendo conto che devi stargli accanto e accompagnarli in questa avventura che è la vita.
Questa malattia ti lascia un segno per sempre e sono convinto che quando mia figlia guarirà io porterò sempre con me la paura, perché quando questa malattia la attraversi ti rendi conto che tu non ce la farai mai a dimenticare. Penso che sia un po’ come la droga, l’idea non ti abbandona mai, io l’ho vissuta, non mi drogo più però questa cosa ti rimane addosso e questa malattia che ha colpito mia figlia a 13 anni, anche quando ne avrà 30, 40, 60 sarà sempre mia figlia e io non riuscirò a non aver paura per lei, mi accompagnerà sempre il timore che le possa succedere di nuovo.
Giulia è come me, ha tantissime insicurezze, io mi accorgo che nonostante abbia 50 anni queste mie insicurezze me le trascino ancora e questo mi fa pensare che lei potrà cambiare ma le sue insicurezze se le porterà dietro. Io penso che purtroppo lei camminerà a braccetto con questa malattia per sempre, dovrà solo avere la forza di domarla come io sono riuscito a contrastare la mia.
Questa malattia è molto forte perché ti costringe a combattere contro te stessa e questo è molto complicato. La difficoltà di questo percorso in una scala da uno a dieci è sicuramente dieci, però queste sono le cose che ti danno la forza di ammettere che hai vissuto una vita fatta di alti e bassi, di cose belle e terribili ma che alla fine hai avuto la forza di uscirne. Puoi dire di aver vissuto.
Se Giulia fosse qui le darei quell’abbraccio che mi è mancato quando non riuscivo ad abbracciarla, penso che l’abbraccio sia una cosa meravigliosa perché è un interscambio d’amore con l’altro, in questo periodo poi non ci sono più nemmeno le strette di mano, ci si tocca con il gomito ed è triste, perché l’abbraccio è tutto, è amore.