Soprattutto direi che piuttosto che combattere inutilmente, è meglio rifletterci, perché c’è sempre qualcos’altro dietro al disturbo alimentare. Non si tratta solo di aver voglia o non averne di mangiare, c’è tanto altro sotto.
Sono Dario, il papà di Giulia che ha 17 anni ed è attualmente ricoverata a Villa Miralago.
Purtroppo con mia figlia Giulia ho un rapporto un po’ lontano, nel senso che non vuole vedermi e non vuole sentirmi. Tutto questo è iniziato a fine 2019 inizio 2020, ad un certo punto mia figlia rifiutava la mia presenza.
Ancora oggi io non ne comprendo il motivo, lei dice per via il mio carattere autoritario, un carattere possessivo, però sinceramente non so darmi una spiegazione certa. Abbiamo talvolta dei contatti telefonici, ma non vi è una continuità.
Prima della malattia, con Giulia ho sempre avuto un rapporto normale tra padre e figlia, tranquillo, da papà. Forse sì, qualche volta ho alzato la voce, non so. Mia figlia ha iniziato ad avere problemi seri, a star male a febbraio del 2020, io però non mi sono accorto.
Lei mi ha detto con in mano il referto dell’ospedale Niguarda che era già due anni che aveva questi problemi, però io sinceramente non mi sono mai accorto. Poi riflettendo e pensandoci, mi chiedeva spesso di andare a fare i 10.000 passi alla sera.
Nella sera d’estate mi diceva spesso “papà dai che facciamo i 10.000 passi”, però io sinceramente non capivo, io pensavo si trattasse di un modo di dire, di una normale passeggiata. Stavamo sempre un’ora o due a camminare per il paese ma io pensavo fosse una cosa normale visto che la facevamo insieme.
Prima che Giulia si ammalasse non le conoscevo queste malattie, o meglio c’è stata mia nipote che ha avuto un problema di disturbi alimentari, però la malattia non ha avuto un percorso lungo come quello di Giulia, il problema è stato superato senza necessità di un ricovero solo con l’aiuto di uno psicologo.
A volte se ne parlava a casa, ma non avrei mai pensato che Giulia … infatti io dicevo “cavolo l’unica cosa che mai vorrei è che tu ti ammalassi di un disturbo alimentare”.
Però purtroppo è successo ed io non sono riuscito a capirlo prima.
Nel febbraio 2019 la situazione è precipitata e Giulia è sta ricoverata all’ospedale Niguarda di Milano.
Poi c’è stato anche il problema del Covid e il primo lockdown, quindi è stato tutto ancora più difficile perché non riuscivo neppure a contattare lo psicologo, solo saltuariamente e online, e non eravamo neppure preparati ad avere dei colloqui video e non di persona.
Mia figlia è anoressica per cui io la vedevo spegnarsi e quando era al Niguarda io ho avuto paura di perderla. È stato terribile, una cosa tremenda, non so come spiegarla, non sapevo cosa fare. Ero così disperato che ho fatto le cose più assurde, ho persino scritto al Papa di pregare per lei, che ci potesse essere un miracolo. Conoscendomi, questa era l’ultima cosa che avrei pensato di fare. Ero veramente disperato perché non sapevo più cosa fare per mia figlia.
Con le altre persone non è che sia difficile parlare della malattia di mia figlia,
è che proprio non la capiscono, come accadeva a me prima. Sembra che ti chiedano informazioni per curiosità, oppure ti arriva la solita pacca sulla spalla che spesso da pure fastidio e fa anche più male.
Io parlo pochissimo della malattia di mia figlia con gente che so che non potrebbe capire, anche perché la gente quando parli di queste malattie si spaventa perché parli di salute mentale, c’è anche il pregiudizio.
Onestamente io mi sono sentito molto in colpa per la malattia di mia figlia anche se sto cercando di capire il reale motivo. Mi fa soffrire tremendamente questo non volermi vedere, perché non riesco a spiegarmi la ragione e quindi anche i miei sensi di colpa si accentuano. Io proprio non lo so il motivo.
In questo momento vorrei che mia figlia fosse qui, ma non più ammalata, che fosse qui e che tutto tornasse come prima, che fosse qui a chiedermi i soldi per comprare un gelato per uscire con le amiche.
So che quando uscirà da Villa Miralago mia figlia sarà diversa, non sarà come prima, ma questa cosa non mi spaventa, non mi preoccupo se è cambiata; la cosa che mi fa più male è vederla ricoverata. Per me la cosa fondamentale è che guarisca.
L’importante è che riesca a farsi una vita normale, vorrei che capisse che ha la vita davanti a sé, che ha la sua vita da coltivare, è questo il cambiamento che vorrei vedere in lei in questo momento.
Io e mia moglie siamo separati, la situazione famigliare non era molto tranquilla in famiglia, noi ci siamo separati dopo la malattia di mia figlia, anzi io penso che mia figlia con questa malattia abbia deciso di farci separare. Questa malattia purtroppo ha diviso anziché unire.
Ed ora è diventato difficile parlare anche con mia moglie, purtroppo io non riesco a parlare con Giulia, a parte ora che la comunità terapeutica mi ha dato la possibilità di parlare con lei due giovedì al mese. Però sono telefonate di 10 minuti, e devo stare attento a parlare altrimenti mia figlia mi dice che riattacca.
Le notizie di mia figlia le so solo attraverso mia moglie, però le uniche cose che dice “oggi è tranquilla” “oggi così cosi”, ma non racconta ha fatto, cosa non ha fatto. Io passo le domeniche sperando che mia figlia mi chiami, perché la domenica le danno il telefono.
La prima volta che ho visto mia figlia con il sondino, ecco, è stato lì che mi sono reso conto di quanto grave fosse la malattia, prima non me ne rendevo conto.
Questo sondino è stato come una tegola sulla testa, mi ha fatto capire che la situazione era drammatica.
Per fortuna per noi il percorso nel trovare strutture per Giulia non è stato complicato perché quando ci siamo accorti, mia moglie si è mossa subito ed è riuscita a ricoverarla al Niguarda nei tempi giusti, anzi ha avuto anche la possibilità di tornare 15 giorni a casa ma lei non si sentiva pronta. Poi è stata ricoverata in psichiatria a Varese e da Varese è poi andata a Villa Miralago.
Se penso a questa malattia sento tanta rabbia, perché non ti accorgi, non mi sono accorto del problema, rabbia per gli errori fatti perché forse qualcosa ho sbagliato.
E un grande senso di impotenza, perché non è che si sia rotta una gamba e allora vai a prendere le stampelle e la porti dal miglior ortopedico e sai che le cose si sistemano. Qui non puoi fare niente, potresti avere anche la miglior tavola imbandita ma non è che la puoi obbligare a mangiare.
Penso che riguardo a questa malattia sia molto utile fare prevenzione nelle scuole, mi sto rendendo conto che la prevenzione è fondamentale perché, io parlo per la mia esperienza, un genitore ha molta difficoltà ad accorgersene.
Mia figlia a scuola è stata bullizzata e forse una delle cause potrebbe essere anche questa.
L’informazione dovrebbe essere fatta anche ai docenti e ovunque sia possibile, non solo ai ragazzi, perché questa è una malattia che non vedi, è subdola.
Io sono comunque convinto che da questa malattia si possa guarire anche se so che dipende solo da loro, tu non puoi fare niente, ti senti inutile, anche perché tu non puoi dirle di decidersi a guarire, perché con una gamba rotta anche se tu non ci metti un grande impegno, c’è l’ortopedico che ti fa quasi tutto e tu puoi camminare, invece qui è un’altra cosa, riguarda la mente.
Lo so che in questa malattia ci vuole una grande pazienza, me ne sono accorto, infatti è un anno che non vedo mia figlia, a parte sulle foto e per telefono. Poi ci sono state delle domeniche in cui mi chiamava, poi basta e mi chiedo cosa sia successo, cosa posso aver fatto.
Se Giulia fosse qui adesso non saprei nemmeno cosa dirle per paura della sua reazione, ma se potessi le direi:
“Ciao Giulia meno male che se qui, ti voglio bene, ed questo è quello che gli scrivo sempre”.
Io penso che confrontarsi con altri genitori che stanno vivendo la mia stessa situazione può essere utile però io faccio fatica perché il mio solo pensiero fisso è Giulia. Io so che la sofferenza che sto provando io la stanno provando anche gli altri genitori e il confronto può aiutare ma io non riesco proprio a distogliere il pensiero da lei.
So anche che per aiutare i nostri figli dobbiamo cambiare anche noi, io sono disposto a fare qualunque cambiamento per lei, se ci fosse un medico che mi dicesse guarda che per far sì che Giulia guarisca è meglio che ti comporti così piuttosto che in un altro modo, lo farei subito.
L’unica cosa che vorrei in questo momento è vedere mia figlia e che lei guarisse in fretta in modo da poter avere il rapporto che avevamo prima, perché lo so che durante la malattia tanti genitori hanno un rapporto difficile con i figli.
Sai, io queste cose, partecipare a questi progetti, raccontarmi, non lo ho mai fatte. Non le avrei mai fatte, lo sto facendo per lei sperando che capisca che le persone per amore possono fare qualunque cosa, anche cambiare, vorrei che mi vedesse da un’altra prospettiva. Io sto facendo tutto questo per amore di Giulia e perché proprio non so più cosa fare.