Fondazione Ananke

Soprattutto direi che piuttosto che combattere inutilmente, è meglio rifletterci, perché c’è sempre qualcos’altro dietro al disturbo alimentare. Non si tratta solo di aver voglia o non averne di mangiare, c’è tanto altro sotto.

Mi chiamo Giorgia ho 22 anni e sono la sorella gemella di Karin che è ricoverata a Villa Miralago per anoressia.

Mia sorella si è ammalata verso la fine del primo anno di liceo. Eravamo in classe insieme e ha iniziato un po’ come tutte le ragazze che stanno male, con una banale dieta che poi è andata via via precipitando. Il fatto che anche io avessi avuto stesso problema due anni prima, anche se ero più piccola ed ero inconscia di quello che succedeva, ha reso più facile riconoscere il problema di mia sorella, perché per me le dinamiche erano chiare.

Io e mia sorella siamo sempre state legatissime, perché oltre ad essere gemelle siamo sempre state insieme, scuola insieme, sport insieme, amicizie comuni, praticamente una vita in simbiosi. Però da quando è stata travolta da questa malattia ha cominciato a dipendere tantissimo da me, nel senso che lei ha messo la sua vita nelle mie mani, quasi come fossi io la mamma. Con mia mamma si arrabbia molto e quindi in un certo senso si sono scambiati i ruoli.

In questo periodo di ricovero mia sorella mi manca terribilmente, come se mancasse una parte di me, però da un lato sono tranquilla perché ho fiducia nei medici che l’hanno presa in cura e soprattutto perché a casa ultimamente era diventata ingestibile.

Io non temo il giudizio degli altri in riferimento alla malattia però ho dovuto sopportare domande scomode e insistenti, giudizi non espressi verbalmente, tutti si sentono medici, psichiatri, psicoterapeuti pur non sapendo nulla e quindi giudicano, e questo sicuramente non aiuta. Noi abbiamo fatto equitazione per otto anni, non ci è mai stata chiesta una determinata forma fisica, però penso che l’ambiente abbia influito molto nella malattia di mia sorella.

Ritengo che sia importantissimo parlare di questo problema nelle scuole perché la maggior parte sia dei ragazzi che dei docenti non si rendono neppure conto di cosa siano queste malattie e di quanto si possa stare male e non ne conoscono neppure l’incidenza e i numeri. La maggior parte delle persone pensano che siano solo capricci, un modo per attirare l’attenzione.

Non credo che mia sorella abbia subìto atti di bullismo, anzi è sempre stata accolta bene in tutte le scuole, nessuno gli ha mai fatto pesare il fatto che spesso non fosse presente. Non so cosa possa aver scatenato tutto questo e la cosa che spaventa ancora di più è il fatto che se glielo chiedi neppure lei ti sa rispondere.
Io penso che dietro a tutto questo ci siano stati problemi familiari. 
Spesso io ho avuto paura di perdere mia sorella perché la sua malattia dura da diversi anni e lei ha passato più tempo in ospedale o in comunità terapeutiche che a casa.

Pur avendo avuto molta paura credo di essere l’unica che è stata ferma, dura con lei, rispetto a tutte le persone care che magari erano più morbide, più accondiscendenti. Questa è stata la cosa per cui mia sorella ha litigato e si è scontrata molto con me, ma alla fine mi ha ringraziato per questo.

Io ho perso il papà a nove anni, ho dovuto crescere prima del tempo e soprattutto in questa situazione in un certo senso ho assunto il ruolo di mamma, perché mia mamma era sempre molto angosciata e Karin si scontrava continuamente con lei.

Con la malattia di mia sorella non posso dire di aver perso la mia adolescenza, ma l’ho vissuta come fossi addormentata, mai serena, perché durante gli anni del liceo lei si è ammalata. Questa malattia crea uno squilibrio, è come una bomba. Io vorrei che mia sorella fosse tranquilla e impari a convivere con questo turbamento che ha dentro, perché io penso che dopo tutti questi anni non guarisci, devi farci amicizia, devi abituarti a vivere la tua vita con il malessere dentro.

Sì, penso davvero che da questa malattia non si possa guarire del tutto, però si può ambire ad una vita più che soddisfacente, ma guarire del tutto no.

Domani vedrò mia sorella dopo tantissimo tempo e, anche se vorrei dirle tante cose so già che questo sarà un problema perché so che non riuscirò a dire quello che voglio, allora da anni ho preso l’abitudine di scrivere. Arrivo sempre con la mia lettera preparata per lei un mese prima, quindi quello che le dirò sarà scritto su un foglio di carta. Vorrei dirle di non farsi spaventare dal fatto che ha perso tutta la bellezza dell’adolescenza, perché a vent’anni puoi ancora recuperare, non è tutto perso. Anche se a volte lo pensi , è normale quando vedi tutti gli altri che vanno avanti e tu sei ferma.

Vorrei dirle di fidarsi di più delle persone perché la sua mente a volte ha pensieri contorti che l’ingannano, di affidarsi agli altri perché è l’unica strada. Vorrei dirle di imparare ad essere grata per quello che ha, perché ha la fortuna di avere amiche, poche ma buone che non l’hanno mai lasciata sola, di essere riconoscente per queste cose.

Io ho paura del rientro a casa di Karin, temo che possa ricadere. Penso che una volta uscita dalla comunità terapeutica Karin debba andare a vivere da sola, perché a casa ho paura che si inneschino nuovamente gli stessi meccanismi, quelli che non vanno bene. Spero che con un atto di coraggio capisca che anche se è un passo che fa paura è l’unica strada, per responsabilizzarsi, per crescere, per affrontare tutte le sue paure.

Durante la lunga malattia di mia sorella non mi sono sentita sola perché sono stata fortunata, ho avuto tante seconde famiglie, nel senso che non avendo un padre e il resto della famiglia spesso fuori per la malattia di Karin di fatto ero sempre sola, sempre lasciata un po’ allo sbaraglio, ma ho avuto la fortuna di essere accolta dalle famiglie di persone che mi volevano bene e mi hanno trattato come una figlia.

A dire il vero, anche se in tutto questo non mi sono mai sentita veramente sola, mi è mancata una famiglia unita, un punto di riferimento, la serenità, però io penso che si debba sempre guardare avanti, guardare le cose a 360°.

Mi sento fortunata perché non mi è mai mancato l’amore, però la serenità quella sì. Penso che l’amore tra me è mia sorella gemella possa aiutarci a superare tutto, lo dico sempre, la speranza per la guarigione di mia sorella non la perderò mai.